Il “SORÌ DIJ BUT” è il dolcetto di Dogliani classico: ricavato dall’assemblaggio di diversi vigneti, con esposizioni ed età differenti.
Al naso è molto fruttato con sentori di prugna e lampone, in bocca risulta intenso e pieno, morbido con buon tannino, finale leggermente ammandorlato.Viene vinificato e affinato in acciaio, imbottigliato nell’estate successiva alla vendemmia . È il vino che, come da tradizione, accompagna tutto il pasto.
Il dolcetto é un vitigno molto esigente, che solo in alcuni ambienti può esprimersi al meglio. Deriva da un ceppo autoctono, selezionato nel tardo medioevo nell’Alta Langa e diffusosi specialmente nella Valle del Tanaro, dove ha trovato le condizioni a lui più idonee. Il nome Dolcetto deriva dalla dolcezza del frutto che fin dai tempi antichi era utilizzato per cure terapeutiche e ricostituenti. In realtà è un vitigno dalla magnifica vocazione enoica che da vini di colore viola intenso, con profumi fruttati, vinosità polposa e complessa. Questo vitigno estremamente versatile ed esigente esprime differenze organolettiche a seconda del territorio in cui vegeta.
È un vitigno gentile, ma non fragile: nobile, estremamente sensibile alle variazioni della composizione del terreno e del clima.
I dolcetti più profumati vengono sulle terre bianche, calcaree, di medio impasto, ben drenate.
Il clima migliore è su una collina di buona altitudine, dove ventilazione ed escursioni termiche gli assicurano salubrità e freschezza.
La storia dell’azienda (fonte www.annamariabbona.it)
Mio Bisnonno Giuseppe coltivava le vigne da mezzadro: il sogno era di possedere i terreni in proprietà ma ebbe una vita troppo breve per vederlo realizzato e così ci dovette pensare mio nonno Angelo. Contadino ed innestatore (per necessità di quegli anni post-filossera) cominciò dall’impianto del vigneto MAIOLI, nel 1936, la costruzione della nostra azienda con il progetto di ingrandire quella che era una piccolissima proprietà per una grande famiglia.
A lui seguì mio padre Giuseppe, che negli anni della grande industrializzazione ebbe il merito di non trasferirsi in città come la maggior parte dei suoi coetanei per lavorare in fabbrica, ma rimase legato ai suoi vigneti, curando quelli di suo padre, acquistando terreno ed impiantandone altri.
Purtroppo gli anni furono molto difficili per il vino di qualità, così i miei genitori rinunciarono a vinificare, conferendo la produzione di uva alla cantina sociale più vicina.
La svolta per l’azienda avvenne nel 1989, quando mio padre mi comunicò intenzione di estirpare alcuni vigneti. In quegli anni mio marito ed io ci occupavamo di mestieri diversi, anche se entrambi proveniamo da famiglie di vignaioli. Dopo un breve periodo decidemmo di tornare alle nostre origini e di riprendere il mestiere della vigna, con l’obbiettivo di produrre solo vini di qualità.